di Carmela Papa
L’Associazione Culturale “La Fonte delle Muse” inaugura il Progetto Memorie e Luoghi. Viaggio nel tempo alla riscoperta di “uomini, luoghi, opere e vicissitudini mercoledì 15 gennaio 2025 con il Convegno Conscientia bene actae vitae. Gennaro Aspreno Rocco: Il valore della cultura e dell’umanità nell’opera di un poeta dimenticato.
L’incontro, volto alla riscoperta del vetus et oblitus poeta, ha visto il partenariato del Comune di Afragola e dell’Istituto di studi Atellani, il patrocinio del Consiglio Regionale della Campania, del Cral Parthenope ed il contributo del MIC.
Poeta, letterato, archeologo e umanista, l’affascinante figura poliedrica di questo intellettuale dimenticato, uomo di spicco del territorio di Afragola, è un exemplum di come l’eredità culturale degli eventi passati sia fondamentale per mantenere viva la memoria storica.
Gennaro Aspreno Rocco nasce in Afragola, nel tenimento parrocchiale di San Giorgio, il 13 marzo 1853, da Salvatore, di professione contadino e Vincenza Ciampi, di professione massaia. Studia nel Seminario Arcivescovile di Napoli e nel 1876 viene ordinato sacerdote anzitempo, in premio di alcuni suoi lavori di archeologia cristiana.
L’esegesi della produzione artistica del poeta conta un numero cospicuo di opere distribuite in volumi distinti dal suo amico ed alunno Nunzio Coppola: Africa, Pediculi, Triumphale melos, Lyrica, Tristia, Epistulae, Epigrammata, Varia ed altre non catalogate. Pubblicò, in vita, ben 46 lavori latini, ma rimasero inediti oltre 25000 versi di vari generi: 63 Carmi in diverse metriche, 15 odi saffiche, 30 odi alcaiche, altre 30 odi in vari metri, 47 epistole, 34 elegie e 292 epigrammi.
Egli si classifica primo ex aequo con Giovanni Pascoli al Certamen poeticum Hoeufftianum, il più prestigioso premio letterario di poesia in lingua latina tenutosi ad Amsterdam nel periodo compreso fra il 1844 e il 1978.
L’opera che gli valse tale prestigio è Aëronavis, un componimentodi quattromila versi che si distingue per il suo approccio visionario. Riprendendo le forme metriche tipiche dell’epica classica, il carme si contraddistingue per la sua solennità e il suo tono elevato, tipico di un’opera che vuole riflettere su temi di grande importanza.
Altra opera che merita di essere menzionata è sicuramente Africa, poema epico di 4000 esametri dedicato alla narrazione di diciannove secoli di storia. L’argomento principale del poema sarebbe dovuto essere la spedizione in terra d’Africa, guidata dal maggiore Toselli, tuttavia nella stesura definitiva del poema l’evento si ridusse ad uno dei tanti episodi mentre largo spazio è dato alle glorie della chiesa. Lo stile ricalca il modus scribendi oraziano in un ritorno al passato con argomenti contemporanei.
Infine, Pediculi, I pidocchi, è un bozzetto satirico di mille versi nel quale descrive l’ambiente di Casarea, il villaggio ove per circa un trentennio si ritenne ingiustamente relegato. Egli, infatti, accusato da una sua allieva di comportamenti indegni per un sacerdote, fu mandato a Casarea, lontano dal centro abitato di Casalnuovo, una piccola borgata alle falde del Vesuvio, allora covo di temuti banditi e luogo isolato. Egli sosteneva si trattasse di una volgare calunnia e, come Ovidio, disperandosi umanisticamente, conobbe la sua Tomi da cui sognava, con leopardiana nostalgia, il mare di Napoli, i legami di amicizia, l’insegnamento e, ovviamente, la sua città natale.
Le sofferenze e le brutali condizioni di vita vengono descritte con lo stesso logoramento della prospettiva verista, un verismo tale che non può non sottintendere un’intima e profonda partecipazione alle miserie di quegli uomini. Qui, antesignano del Verga, dà voce a chi non ha voce, mette in scena la miseria e le difficili e miserabili condizioni del sottoproletariato offrendo un quadro dettagliato della realtà sociale, economica e culturale di Casarea e, in quella gente semplice, ritrova tutto lo spirito di sacrificio della sua missione sacerdotale. Il riferimento agli insetti parassiti può essere, invero, interpretato come una metafora per rappresentare le condizioni di degrado della gente.
Il Rocco fece ritorno ad Afragola nel 1912; amaramente deluso nelle sue aspirazioni, l’amarezza riecheggia nei suoi scritti per non avere ottenuto i successi meritati per la sua erudizione. Le opere si distinguono per l’uso di un registro espressivo elevato, egli sfoggia un forbito latino. Soprannominato dallo storico Gaetano Capasso “il Virgilio cristiano”, ci si chiede, dunque, perché un autore di tale spessore sia sconosciuto, o comunque, poco noto.
Non è possibile tutelare ciò che non si conosce: tempo-memoria è una coppia ossimorica legata indissolubilmente. Mettere in luce il ricordo dell’uomo e dello studioso attraverso la potenza del ricordo permette di rievocare frammenti di storia e di verità che si celano nelle strade che percorriamo ogni giorno. Il Comune di Afragola gli ha dedicato un busto ed una targa che riporta il suo viso sorridente e che ricorda la sua data di morte, nel 1922.
Nell’era ove tutto è filtrato e si vive all’insegna della tecnologia e della digitalizzazione, preservare qualcosa di autentico è un segno di riscatto nei confronti della memoria storica: fantasmi di carta, di lettere, scrittori dimenticati sono sommersi dalla memoria di un passato sepolto tutto da riscoprire.
Di cosa è fatto il successo di un poeta e che cosa lo determina, in vita e in morte?
Nonostante il suo valore, Gennaro Aspreno Rocco ci appare ugualmente lontano e facilmente dimenticabile. In quanti possono dire di conoscerlo? Egli è quasi un invisibile. Forse vi è una distanza tra il poeta e la poesia: il tempo della poesia è eterno, il tempo del poeta è il suo.
Dopo aver analizzato gli eventi della sua vita, si può affermare che la fama del poeta sia stata influenzata da una combinazione di fattori: l’attenzione specifica verso la cultura napoletana che potrebbe aver limitato il suo riconoscimento solo a livello locale, quindi circoscritto; il soggiorno a Casarea che potrebbe averlo svantaggiato, allontanandolo dalle cerchie influenti l’episodio diffamatorio che ha screditato la sua reputazione ed infine la scarsa attenzione critica dedicata ai suoi testi. Quindi non una singola causa, ma l’interrelazione e la somma di questi diversi elementi hanno contribuito a limitarne la notorietà.
Gennaro Aspreno Rocco merita di essere ampliamente riconosciuto a livello internazionale e al grande pubblico. Non deve essere un ostacolo il fatto che egli scrivesse in latino, pratica comune del tempo. Oggi si dà sempre meno importanza alle lingue morte, ma questo non ci ha di certo reso più vivi. Il latino è la lingua della cultura classica, dell’arte del mondo antico, è un patrimonio culturale e intellettuale che continua ad influenzare il mondo contemporaneo. Siamo intrisi di cultura, pur non avendone tutti piena consapevolezza.
Carmela Papa






























